Arch.Diego Arcari

Lavoro da anni con Parál.
Ho conosciuto la società su richiesta di una cliente che voleva lavorare con loro avendone ricevuto buone referenze.
Quando capitano queste cose normalmente si tratta di esperienze uniche, finito il lavoro si torna ai vecchi contatti coi quali si è sviluppata maggior confidenza ed intesa.
Non con Parál.
L’appartamento su cui mi trovavo ad operare era particolarmente fortunato.
Molto ben esposto e luminosissimo mi permetteva di lavorare con toni di colore scuri senza perdere di luminosità.
In più avevo proposto di lavorare col ferro usandolo sia negli arredi che come pavimentazione, e dunque il grigio scuro era il tono sul quale mi sarei dovuto confrontare.
Per il pavimento della cucina, che si affaccia su locali parquettati, scegliemmo un grigio che ben si adattava ai mobili, ma a quel punto diventava problematica la tinta da dare al bellissimo rovere spazzolato che avevo scelto.
Ricevemmo diverse proposte di tavole pre tinte di diverse aziende, ma alla fine optammo per una tonalità eseguita apposta per noi dai laboratori di Parál, tinta che non solo ha sposato ed esaltato tutto il progetto, ma che a distanza di alcuni anni sta mantenendo il suo tono originale senza alcun cedimento.
Ora sono passati più di 10 anni ed io quando debbo posare o lavorare su un parquet non ho altri numeri se non quello di Parál.

Architetto Diego Arcari

“Un’amica mi aveva parlato di Parál.
L’aveva adoperato per la ristrutturazione del suo appartamento e dunque chiesi di poterli confrontare con i fornitori del mio architetto.
Furono concorrenziali sul prezzo, ma soprattutto si resero disponibili per risolvere un problema di tonalità di grigio che avrebbe fatto la differenza tra un lavoro perfetto ed un lavoro ben fatto.
La disponibilità non era pura cortesia o forma, ma si dimostrava in svariati campioni che furono realizzati con finiture superficiali diverse, più o meno materiche, e con svariati tentativi di tinta sino a raggiungere la completa soddisfazione.
Dopo quell’esperienza, ora sono io a suggerire alle amiche il nome di Parál.”

Barbara Paggi