
Conversazioni sul legno · Progettisti
«Ogni linea è un inverno»: perché il legno vero non si può imitare.
Una conversazione con l’architetto Claudio Azzimonti: il metodo del progetto, perché l’armonia è fatta anche di contrasti, e perché un pavimento in legno naturale non è imitabile dal gres — «ogni linea è un inverno».
Wood is an attitude
C’è un tavolo di cedro, in campo, tra Claudio Azzimonti e chi lo intervista. L’architetto lo indica e comincia da lì: «Già solo osservando questo tavolo: ogni linea è un inverno. È inimitabile, è unica. È l’energia contenuta in una materia naturale poco trasformata. È lì che parla.»
Da questa frase parte una conversazione sul mestiere del progettare: il tempo che serve all’inizio di un lavoro, l’armonia fatta anche di contrasti, le finiture che arrivano adesso in Italia, un consiglio controcorrente sulla domotica, e il tema che gli sta più a cuore — dare pregio architettonico anche a costi bassi. Ne raccogliamo qui i passaggi principali. Il video completo è in fondo alla pagina.
Prima di tutto, l’esigenza
Sono curioso di sapere come progetti, e quali sono le peculiarità del tuo lavoro — se c’è qualcosa che ti piace particolarmente fare.
Lasciamo pure da parte l’approccio di natura tecnica — la parte amministrativa, quella economica, la fattibilità. Sono fondamentali, non secondarie: abbiamo il dovere anche morale di rispettare i tempi e di rispettare i costi. Ma le do per scontate.
Sulla parte creativa, invece, la mia modalità è dedicare un tempo che non è brevissimo all’inizio del lavoro. Cerco di fissare quelli che chiamo i requisiti esigenziali di un progetto: non soltanto questioni funzionali, ma anche esigenze più profonde — in termini laici, quasi spirituali. Un progetto deve arrivare a determinare un ambiente in cui una persona sta bene.
Il tempo che serve all’inizio
Un’esigenza ha tre strati
Lo schema non ripete le parole di Claudio: le mostra. Il progetto parte dallo strato più esterno — la funzione — ma arriva davvero solo quando raggiunge il centro.
E il centro è personale. «Ognuno di noi ha un modo diverso di stare bene — dice Claudio —. Negli anni ho visto esigenze completamente diverse: anche strane, anche paradossali. Però sono sacre. Sono equilibri: non ho bisogno di andare a sconvolgerli, ho bisogno di rispettarli.»
Esigenze anche strane, anche paradossali. Però sono sacre.
Claudio Azzimonti
L’armonia è fatta anche di contrasti
Una cosa che mi ha colpito, visitando le tue realizzazioni: c’è originalità e c’è ricerca, ma particolarmente ben armonizzata. Un oggetto può essere bello a sé stante; lì invece è bello nell’insieme, e vibra insieme a tutto il resto.
Ho un po’ l’ossessione dell’armonizzazione. Ma attenzione: l’armonizzazione è fatta anche di contrasti. Non è soltanto un gioco di assonanze, con i colori tutti sullo stesso timbro. Può essere un’armonia creata da contrasti molto ben scelti e molto ben risolti — e questo impegna, perché si fanno prove, si sperimenta.
La stessa stanza, due strade
Per assonanza, o per contrasto
Per assonanza
Tutti i toni sullo stesso timbro. Riesce quasi sempre — e quasi sempre non si nota.
Per contrasto
Un solo elemento fuori tono, scelto bene e risolto bene. Tiene insieme tutto il resto.
Schema illustrativo del principio descritto nell’intervista: la differenza non è fra ordine e disordine, ma fra due modi di tenere insieme una stanza.
È qui che entrano i materiali. Il legno, per Claudio, «è un materiale meraviglioso: va dall’essere super tecnico all’essere estremamente morbido, piacevole». E accanto, il ferro: usato grezzo, protetto solo da un trasparente che ne evita l’ossidazione, «non è necessariamente freddo» — dialoga benissimo con la pietra, con il legno, con i materiali contemporanei.
Ogni linea è un inverno
Tra i materiali contemporanei c’è il grande protagonista di questi anni, il gres porcellanato. «Ha avuto un successo clamoroso — riconosce Claudio —, con un affinamento notevole nelle texture. Con il gres si fanno le imitazioni di tutti gli altri materiali: a volte è interessante, a volte è molto spiacevole.»
L’imitazione del legno può avere senso dove ci sono esigenze tecniche precise. Ma è qui che il discorso torna al tavolo di cedro dell’inizio. Aprire gli occhi al cliente su questo, dice, è bellissimo — e non sempre riesce, perché ci sono le mode, le sollecitazioni, la fretta. «E i materiali naturali richiedono esattamente il contrario della fretta, per essere goduti.»
Come si ricava una doga
Il disegno si imita. Il tempo no.
La doga non è una fetta trasversale del tronco: si ricava tagliandolo per il lungo, lungo l’asse. Sulla testa del pezzo gli anelli si vedono in sezione; sulla faccia diventano venature. Ogni venatura è un anello, cioè un anno. Il gres sa copiare quel disegno — non sa copiare gli anni.
Ogni linea di questo è un inverno. È inimitabile, è unica.
Claudio Azzimonti
Due finiture che arrivano adesso
C’è un lato buono della globalizzazione, dice Claudio: «Mai come oggi abbiamo a disposizione tanti ingredienti per fare cose belle». Tecniche normali altrove, che qui iniziano solo ora a entrare — e sono estremamente belle. Due su tutte, che vale la pena conoscere per nome.
Il lato buono della globalizzazione
Tadelakt e béton ciré
Tadelakt Marocco · Nord Africa
Calce lucidata a spatola e trattata con il sapone: impermeabile, senza fughe. Per pareti, pavimenti, bagni. Piacevolissima e proposta da pochi.
Béton ciré Francia · il microcemento
Pochi millimetri, stesa in continuo al posto delle resine: pavimento e parete diventano una superficie sola, con lo stesso timbro. E impermeabile.
Sono termini che il pubblico spesso non conosce: li teniamo scritti apposta. Il tadelakt è una finitura a calce dal Marocco; il béton ciré è il «cemento cerato» francese — quello che da noi si chiama microcemento.
Il pregio non è il prezzo
La mia attività è fatta molto per privati: ho costruito e soprattutto ristrutturato. Ma c’è un tema che mi sta a cuore, ed è l’edilizia sociale: riuscire a dare soluzioni che abbiano pregio architettonico e anche decorativo a bassi costi. Perché trovo che sia eticamente giusto arrivare a questo. Non è semplicissimo, lo sappiamo. Ma sforzandoci ci si riesce.
Bisogna avere un pensiero, e usarlo — non essere soltanto condizionati dagli aspetti economici, perché questo a volte avvilisce. C’è tutto un mondo di artigiani che potrebbe essere coinvolto, con attrezzature accessibili, per realizzare cose serie e di buon gusto.
Dove va a finire il costo
Il primo si compra, il secondo si sceglie di fare
Il pregio non coincide con il prezzo del materiale: un progetto pensato pesa di più, e costa meno di quanto si creda. È l’idea che regge tutto il discorso sull’edilizia sociale.
Bisogna avere un pensiero, e usarlo.
Claudio Azzimonti
La domotica: non infatuarsi
Un’ultima domanda: intravedi una tendenza? C’è un cambiamento di visione da parte del cliente — e in che termini?
Sugli impianti, sull’elettrico, sulla domotica c’è a volte una sorta di infatuazione all’inizio dei lavori: si investono tempo, energia e tanti soldi, in una maniera un po’ squilibrata. Ma questi impianti evolvono in una maniera straordinariamente veloce. Se soltanto si aspetta un po’, si riesce ad avere un impianto migliore, a costi minori, che occupa anche meno spazio. Il consiglio che do ai clienti è di essere cauti, senza infatuarsi.
La regola dell’attesa
Lo stesso impianto, aspettando un po’
Lo stesso impianto, in tre momenti: la tecnologia che rimpicciolisce e migliora da sola. È il consiglio più concreto dell’intervista.
Sul fronte decorativo, invece, Claudio vede un ritorno: quello della carta. Non più la stanza intera rivestita come una volta, ma usata in porzioni — sfondi di parete, retroletto — «come se fossero dei grandi quadri, delle grandi tele». Non per forza figurativa: anche solo texture. «È molto interessante conoscerle, queste cose, e segnalarle ai clienti: a volte non sanno minimamente che esistano.»
«Se ti dovessi definire con un unico termine?»
La domanda finale lo mette in difficoltà. Claudio esita — «Ahia… non so» — e poi la trova, quasi a sorpresa: «La pazienza della creatività.»
È il ritratto migliore di tutta la conversazione. Il tempo dedicato all’inizio di un lavoro, gli anni contenuti in una doga di rovere, il consiglio di aspettare prima di riempire una casa di impianti: tutto torna a quella parola. La pazienza — e la creatività che, sola, non basta.
Guarda la conversazione integrale
Quindici minuti con l’architetto, senza tagli
Nel video trovi tutti i passaggi qui sintetizzati, con le grafiche animate: i tre strati dell’esigenza, l’armonia per contrasto, il tronco e i suoi anelli, tadelakt e béton ciré.
Chi è Claudio Azzimonti
Architetto, a Milano. Progetta e ristruttura soprattutto per privati, con una particolare attenzione alla cultura della materia e al tema dell’edilizia sociale. In questa conversazione per PARÁL porta il punto di vista di chi disegna gli spazi e sceglie i materiali che li fanno vivere nel tempo.
L’immagine di apertura è un’elaborazione realizzata per PARÁL a scopo illustrativo. Le grafiche di questo articolo sono disegni al tratto originali; le citazioni provengono dall’intervista, che potete guardare senza tagli nel video.
Un progetto in legno merita il tempo giusto.
Raccontaci l’idea con il giusto anticipo. Scegliamo insieme l’essenza, la lavorazione e la posa — perché ogni linea, come dice Claudio, è un inverno.