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Parquet su misura: cosa può chiedere davvero un progettista (e cosa no)

  • Categoria dell'articolo:Interviste
Interno raffinato con parquet in rovere su misura a doghe di larghezza variabile, luce naturale calda

Conversazioni sul legno · Progettisti

Parquet su misura: cosa può chiedere davvero un progettista.

Una conversazione con l’architetto Giorgia Scarafiotti: fin dove può spingersi un progetto in legno quando non ci si accontenta dei prodotti standard — dal tronco fino alla manutenzione.

Wood is an attitude

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Una conversazione con l’architetto Giorgia Scarafiotti Risponde · Umberto Boselli, PARÁL Lettura · 9 minuti Video · 10 minuti

Quando un progettista lavora con il legno, quasi sempre parte da un catalogo. Le fabbriche producono prodotti standard, e chi progetta finisce per adattare la propria idea a ciò che è disponibile a scaffale. È comodo, ma è anche un limite: la parte più interessante di un progetto — l’essenza inusuale, la larghezza fuori misura, un disegno di posa che non si è mai visto — resta quasi sempre fuori portata.

PARÁL parte da un altro punto. Non è un’industria e non è solo un installatore: configura prodotto e servizio intorno al singolo progetto, partendo quando serve dal tronco. In questa conversazione l’architetto Giorgia Scarafiotti chiede a Umberto Boselli fin dove ci si può davvero spingere — e perché, a volte, la risposta più utile è proprio un «no».

Qui sotto ne raccogliamo i passaggi principali. Il video completo è in fondo alla pagina.

01 · Il metodo

Perché a volte diciamo no

Sembra un controsenso per un’azienda: rifiutare del lavoro. Ma è il punto da cui parte tutto il resto, e vale la pena dirlo subito con chiarezza.

Umberto Boselli · PARÁL

Se abbiamo un cliente che vuole un prodotto o un servizio per la prossima settimana, dobbiamo dire no. Onestamente, dobbiamo dire no. Non siamo né industria né solo installatori: siamo tutto. Tanti anni fa siamo stati anche rappresentanti di un importante parchettificio, e si ragionava molto in termini di solo prodotto. Ma il solo prodotto non basta.

La base sta nell’expertise: nell’aver raccolto così tante esperienze e fatto così tanta sperimentazione da riuscire a configurare prodotti e servizi intorno a ogni tipo di cliente. Un prodotto costruito apposta, e un servizio esattamente configurato per lui.

È una distinzione che per un progettista cambia le regole del gioco. Non si sceglie da un listino: si costruisce una soluzione. Ma serve una condizione, ed è la ragione del «no» iniziale — il tempo. Configurare davvero significa partire prima, spesso molto prima della posa. Dove il tempo non c’è, la promessa non si può mantenere: meglio dirlo.

Il solo prodotto non basta: la base è l’expertise.

Umberto Boselli

02 · La libertà progettuale

Cosa può chiedere davvero un progettista

Giorgia Scarafiotti · architetto

Quindi, se ho un progetto, insieme riusciamo a configurare una soluzione diversa — anche come tipologia di posa, di consulenza — rispetto a quello che di solito posso fare?

Umberto Boselli · PARÁL

Esattamente. Il nostro obiettivo è darti una rosa di opzioni molto più ampia di quanto tu possa immaginare. Normalmente i progettisti sono limitati dalle fabbriche: dove c’è un’industria, l’industria deve configurare prodotti standard, e il progettista si adatta ai prodotti standard.

Noi siamo sempre stati in uno spazio dove l’industria non arriva: dove si customizza. Sia come specie legnose, sia come metodi costruttivi, sia come metodi di posa, puoi ampliare completamente la tua visione progettuale.

Tradotto in pratica, sono tre le leve su cui un progettista può intervenire, e su ciascuna l’offerta standard si ferma molto prima:

Le tre leve fuori dallo standard

  • La specie legnosa. Non solo rovere: essenze poco battute, legni di recupero, materie interpretate in modo personale.
  • Il metodo costruttivo. Trasformazioni nello spessore e nelle caratteristiche del legno, costruzioni pensate per l’ambiente di destinazione.
  • Il metodo di posa. Disegni e sistemi di posa che l’industria non prevede, studiati per il singolo ambiente.

È lo spazio in cui PARÁL si muove da sempre: quello dove l’industria non arriva, e dove è il progetto a dettare le regole al prodotto, non il contrario.

03 · Le tre linee

Wood Design, Wood Lab, Wood Executive

Per rendere ripetibile tutto questo, PARÁL ha strutturato il lavoro in tre linee. Non sono reparti separati: sono tre momenti dello stesso percorso, che comincia — quando c’è il tempo — dal tronco, e non finisce con la posa.

Umberto Boselli · PARÁL

La nostra expertise va proprio a raccogliere, a partire dal tronco, dalla materia prima — quando c’è il tempo — per seguire e personalizzare tutte le fasi di processo produttivo fino al prodotto. E siamo solo all’inizio: poi c’è la consulenza di cantiere, i sopralluoghi, la verifica di fattibilità, la messa in opera, e infine la manutenzione e la gestione del prodotto finito.

Il Wood Design è la progettazione e la cultura intorno alla materia, lo scambio con progettista, cliente finale e general contractor. Il Wood Lab è ricerca e sviluppo: sperimentiamo, verifichiamo che i prodotti siano congrui al risultato desiderato. Immaginiamo già in che ambiente andrà il legno, quali sollecitazioni avrà — le persone, ma anche sottofondo, temperatura, umidità. Da lì, su richiesta, realizziamo un mock-up su cui facciamo simulazioni reali. Il Wood Executive è la messa in opera.

Il percorso PARÁL

Dal tronco alla manutenzione

1

Materia prima

Il tronco

Quando il progetto arriva in tempo, si parte dal tronco e si seguono le fasi produttive personalizzandole.

Puoi chiedere: l’essenza, il taglio, i legni di recupero.

2

Wood Design

La progettazione

Cultura della materia e scambio continuo con progettista, cliente e general contractor.

Puoi chiedere: di disegnare insieme la soluzione.

3

Wood Lab

Ricerca e mock-up

Sperimentazione e simulazioni reali. Su richiesta, un mock-up da approvare prima di produrre.

Puoi chiedere: di vedere e toccare un campione reale.

4

Wood Executive

La posa

Messa in opera con artigiani che conoscono i nostri prodotti, dopo verifica di fattibilità.

Puoi chiedere: un referente in cantiere.

5

Nel tempo

La manutenzione

Gestione e cura del prodotto finito, per mantenere sempre valida la protezione della superficie.

Puoi chiedere: un piano di manutenzione.

Schema del percorso descritto da Umberto Boselli nell’intervista. Le tre linee — Wood Design, Wood Lab, Wood Executive — non sono fasi rigide ma momenti dello stesso lavoro: per il progettista sono cinque punti in cui può entrare e decidere.

Il vantaggio, per chi progetta, è avere un interlocutore unico dall’inizio alla fine. E un momento — il mock-up — in cui l’idea smette di essere un rendering e diventa una superficie vera, da approvare prima che entri in produzione.

04 · Le essenze

Non solo rovere: le essenze da riscoprire

Siamo a Milano, il centro mondiale del design — «ed è un colpo di fortuna», dice Umberto. Attorno a questo si innesta una gamma di legni che quasi nessuno propone più.

Cinque legni oltre il rovere

  • Castagno — un legno nostro, robusto, con un carattere caldo e riconoscibile.
  • Olmo — venatura viva e personalità marcata, lontano dall’uniformità.
  • Pero — grana finissima e toni delicati, raro da vedere posato.
  • Noce — profondità e nobiltà, un classico che sa ancora sorprendere.
  • Ciliegio — colore caldo che matura nel tempo, elegante e vivo.
Umberto Boselli · PARÁL

Oggi siamo molto abituati a pensare al rovere, che va benissimo come materia prima, ma che rischia di essere massificato se non viene interpretato nel modo giusto. Il nostro modo di usare il rovere è già diverso da tutto il rovere che si trova normalmente: usiamo materiali di recupero, oppure trasformazioni nello spessore, nelle sue caratteristiche molecolari. Andiamo sempre meno a tingerlo o a trasformarlo troppo, perché sia timeless.

Per un progettista è la parte più liberatoria della conversazione: la tavolozza è molto più ampia del rovere ambrato che si vede ovunque. Ma queste essenze chiedono anticipo — ed è il motivo per cui il tempo torna, di sezione in sezione, come il vero materiale di partenza.

05 · La posa

La posa che non annoia

C’è un dettaglio che sembra minimo e invece separa un pavimento elegante da uno banale: il ritmo con cui si alternano le larghezze delle doghe. È qui che si vede se chi posa conosce il progetto.

Umberto Boselli · PARÁL

Un sistema di posa a disegno richiede una certa cultura: allineamenti, procedura, processo. Se viene posato senza una casualità controllata, si perde di stile. Tanti anni fa, quando ci capitava di vendere solo materiale a larghezze diverse, il posatore magari metteva una larga, una media, una stretta, una larga, una media, una stretta — con un risultato quasi noioso, che vanificava l’ideale su cui avevamo prodotto. I nostri, invece, posano un largo, due medi, uno stretto; un largo, un medio, due stretti, e così via — per dare un gioco di stile e di eleganza.

La casualità controllata

Un largo, due medi, uno stretto

Sequenza regolare

Larga, media, stretta — sempre nello stesso ordine. Ordinata, ma prevedibile: l’occhio la legge subito e si annoia.

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Casualità controllata · il modo PARÁL

Le stesse doghe — tre larghe, tre medie, tre strette — ma con un ritmo che cambia: un largo, due medi, uno stretto… Studiato, non lasciato al caso.

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L · doga larga M · doga media S · doga stretta

Schema illustrativo del principio descritto nell’intervista. Le proporzioni servono a rendere leggibile la differenza di ritmo, non a rappresentare misure reali.

La stessa competenza vale sui tempi. «Se il progetto arriva con il giusto anticipo — spiega Umberto — si arriva nei tempi ideali, nel momento giusto dell’installazione»: un risultato sia in termini di tempi sia di qualità, perché gli artigiani conoscono come si installano i nostri prodotti. È l’altra faccia del «no» dell’inizio: la posa che non annoia esiste solo se qualcuno l’ha preparata prima.

06 · La consulenza

Il lavoro preventivo: il 99% dei problemi

Giorgia Scarafiotti · architetto

Ultimamente ci sono stati diversi problemi, e a volte non ho nemmeno un referente con cui parlare per trovare soluzioni. Per me è importante capire come si può fare — e avere qualcuno con cui ragionare.

Umberto Boselli · PARÁL

Ogni punto di contatto per noi è importantissimo, quindi è tutto ad alto livello. E lavoriamo molto a livello preventivo. Faccio un esempio sulla posa: dove andiamo a posare il parquet? Su un sottofondo di cemento ancora da realizzare? Allora partiamo prima, diamo le istruzioni su come costruirlo; diamo una dima dello spessore finito del parquet a chi arriva prima di noi — chi posa ceramiche o marmi e deve conoscere le quote; ragioniamo prima sui serramenti. Quando si lavora così, si risolve il 99% dei problemi possibili.

Lavorando a livello preventivo, risolviamo il 99% dei problemi possibili.

Umberto Boselli

Questo lavoro anticipato si estende ad aspetti che un progettista attento mette a capitolato. Sulla salubrità e sulle garanzie, l’elenco è preciso.

Cosa mettere in capitolato, con serenità

  • Bioarchitettura — si lavora con aziende certificate dall’Istituto di Rosenheim, che esegue controlli anche in produzione e sugli scarti di lavorazione.
  • Provenienza certa — materiali di produttori certificati FSC e PEFC.
  • Calpestio e sicurezza — caratteristiche di calpestio, non scivolosità, stabilità cromatica dei trattamenti di finitura.
  • Manutenzione nel tempo — sono pavimenti rilevigabili in futuro (di norma ogni 15–20 anni), ma mantenendo valida la protezione della superficie le levigature non servono più.

È la parte che più parla al progettista che ragiona sul lungo periodo. Umberto porta un esempio che resta impresso: esistono in tutto il mondo pavimenti in legno di spazi pubblici ad altissimo transito — sale museali, edifici storici — levigati la prima volta quando sono stati fatti, anche 200 o 300 anni fa, e mai più. Solo manutenuti bene. In una casa abitata, dove levigare è uno stress, è esattamente l’obiettivo: una protezione sempre valida, così le levigature non servono più.

Puoi seguirmi a 365 gradi* su tutto quello che per me è importante a livello consulenziale.

Giorgia Scarafiotti, architetto

* Trecentosessantacinque, non trecentosessanta: cinque gradi oltre il giro completo. Un modo — sorridendo — per dire che qui la consulenza non si ferma dove di solito finisce: c’è sempre qualcosa in più.

Guarda la conversazione integrale

Dieci minuti con l’architetto, senza tagli

Nel video trovi anche i passaggi qui sintetizzati: il mock-up, il termine giusto per arrivare preparati, le certificazioni e il senso di quel «365 gradi».

Guarda su YouTube
9:50

Chi è Giorgia Scarafiotti

Architetto, interlocutrice di PARÁL sul fronte della progettazione e Wood Designer. In questa conversazione porta il punto di vista di chi disegna gli spazi e ha bisogno, sul legno, di risposte concrete e di un referente con cui costruirle.

L’immagine di apertura è un’elaborazione realizzata per PARÁL a scopo illustrativo. Le citazioni provengono dall’intervista, che potete guardare senza tagli nel video.

Hai un progetto in cui il legno può fare di più.

Raccontaci l’idea con il giusto anticipo. Configuriamo insieme essenza, costruzione e posa — e ti diciamo con onestà cosa è possibile e cosa no.

Parliamone